Barzelletta Marziana

21 Dec 2006 In: VIta da gamberi

Forse non tutti sanno che i Marziani usano gli Umani come gli Umani usano i Carabinieri: quando c’è da raccontare una barzelletta dove c’è qualcuno che fa una cosa stupida, ma veramente stupida, così stupida che non ci si può credere, allora questo qualcuno nelle barzellette marziane è sempre un Umano. Solo che a noi queste barzellette non fanno ridere… forse non le capiamo…

Marzianuccio: Ti faccio un indovinello.
Marzianetta: Vai, vai, spara… adoro gli indovinelli.
Marzianuccio: Sul pianeta Terra sono gli anni ‘80, e c’è Mario Rossi che fa il contabile.
Marzianetta: Ok, ci sono… continua.
Marzianuccio: Mario Rossi ogni settimana deve preparare 40 cedolini e ci mette un’ora a cedolino.
Marzianetta: Poretto…
Marzianuccio: Aspetta aspetta, fammi raccontare… dopo 20 anni gli umani si inventano il computer, e ora Mario Rossi per preparare un cedolino ci mette solo più 12 minuti.
Marzianetta: Ok!
Marzianuccio: Quante ore alla settimana lavora Mario Rossi dopo l’invenzione del computer?
Marzianetta: Allora, allora… ci mette un quinto del tempo… ne lavorava 40… 8 ore??
Marzianuccio: No, perché ora deve preparare 200 cedolini!!
Marzianuccio e Marzianetta insieme: AHAHAHAHAHAHAHAHAH

Pubblicità regresso

21 Dec 2006 In: VIta da gamberi

Era da un po’ che non mettevo piede nella stazione di Porta Nuova. Mi dirigo alla sezione treni… mentre cammino scorgo da lontano aria di novità: davanti ad ogni binario nuovi monitor LCD da 60 pollici o giù di lì. Finalmente le ferrovie si ammodernano, informazioni digitalizzate su arrivi e partenze penso io e intanto mi avvicino…. no, forse no… non ruotano informazioni su questi monitor, ci sono piuttosto le immagini di un film, ok ok è giusto, intratteniamo il pubblico che aspetta i treni in partenza e in arrivo… no, forse no, non è un film, sembra piuttosto uno stacco pubblicitario, anzi tanti stacchi pubblicitari, anzi non c’è nessuno stacco, non stacca da niente, è solo pubblicità… pubblicità a rotazione. Sparata davanti ad ogni binario. Sparata lungo ogni binario. Pubblicità, mentre non sai che fare in attesa di parenti e amici. Metti che ti annoi. Ma la pubblicità è l’anima del commercio! Ci saranno dei vantaggi, sicuramente ci saranno dei vantaggi. Pubblicità = più soldi, più soldi = miglior servizio, miglior servizio = 30 minuti di ritardo del treno che aspetto in arrivo da Milano. Perché 30 è meglio di 40. Ma d’altronde è giusto. Se i treni son puntuali chi la guarda la pubblicità?
Io ci sto, secondo me è un bel modello di business. Anzi, dovrebbe essere imitato. Esteso. Propongo pubblicità su preservativi ed assorbenti. Magari a tema. Viagra e creme depilatorie.

[tags]Trenitalia, Porta Nuova,Pubblicità[/tags]

Cultura intima

19 Dec 2006 In: Braccia rubate

Ma se è diventato famoso chi non è riuscito a trovar ‘na sarta

e chi di far raccolta differenziata s’è pur scordato

perché a fama minor dovrei ambir io

che al cesso posto miglior non ho trovato

per poggiar l’igienica carta?

Questa sì che è cultura intima!

Vita da gamberi…

19 Dec 2006 In: VIta da gamberi

Chi mi conosce probabilmente si è già sorbito più una volta una delle mie invettive contro gli oroscopi.

Ma gli oroscopi si devono leggere. Perché a volte si leggono cose come questa:
“Ottimo periodo in campo lavorativo… se sei un lavoratore dipendente è il caso di chiedere un aumento, ma dovrai proporti in maniera accattivante, far capire al tuo capo che vuoi prenderti più responsabilità, che vuoi lavorare di più…”

Aspetta, aspetta… che vuoi lavorare di più?

E questo sarebbe un miglioramento? No, no… questa puzza di vita da gamberi!

[tags]Oroscopo, Lavoro[/tags]

è corrente

17 Dec 2006 In: Nessuno tocchi caino

che attraversa la mente

di chi legato

un giorno ha pur danzato

[tags]Pena di morte,Sedia elettrica[/tags]

Berlino, 15/08/2005

17 Aug 2005 In: La via dei fiordi, Uncategorized

Ci incamminiamo verso lo Zoologischer Garten.. appena arrivati e gia` mi tocca riprendere Fabrizio, se ne va tranquillo tranquillo con gli occhi puntati sul culo di una bella bionda che ci cammina davanti, niente di male ma almeno potrebbe evitare il dondolamento dissociato degli occhi: occhio sinistro chiappa sinistra, occhio destro chiappa destra, viene il mal di mare a guardarlo!
Di Berlino si sa di molti posti turistabili (ho letto oggi sul libro delle 101 cose da fare prima di morire che alla 72esima posizione c`e` “Inventare un neologismo che entri nel vocabolario”; io ho iniziato, uno al giorno come le mele, prima o poi i mangiatori di crusca mi noteranno) ma se vi si cala sopra come caccia in volo di Berlino non si capisce una sega o detto in gergo tecnico se ne perde il fascino.
Di Berlino e` la via qualunque, quella che non ti aspetti, il luogo non cosi` tanto conosciuto a lasciare il segno.
Con una mappa in mano piu` o meno dettagliata, tanti pallini che luccicano e gridano “Qui c`e` qualcosa da vedere, qui c`e` qualcosa da vedere” e si cammina alla ricerca del tal pallino o del tal altro e girando gli occhi intorno inizi a notare che qualcosa “non torna”, e` una questione di atmosfera per usare un termine amato dai produttori di amaretti; i negozi ad esempio, ogni cento metri trovi un negozio che ha dato una propria versione del famoso orso e cosi` si inizia ad abituarsi all`idea di camminare tra orsi in lutto e orsi transessuali, orsi che pubblicizzano un vestito od un profumo; o le fontane, non una uguale all`altra, non una che non ti faccia pensare che nell`ultima cola che ti sei ingurgitato han fatto confusione con la coca… magari perche` vedi l`acqua verde, ma solo un momento, poi e` blu o magari viola o magari “che ci fa quel coccodrillo nell`acqua?!”.
Quando appallottolo il mio chewingum in un fagotto di carta che getto via mi accorgo che un artista ha fatto la stessa cosa solo che e` stato molto piu` maleducato di me: primo perche` il fagotto l`ha fatto enorme, secondo perche` l`ha gettato per terra, proprio nel centro di una piazza, terzo perche` mentre io dentro mi son limitato a metterci un chewingum usato l`artista dentro vi ha messo tutta la propria vita usata (per nota di cronaca probabilmente il senso di quella costruzione la` non ha niente a che vedere con la mia interpretazione, ma questi son solo problemi dell`artista!).
Altrove un altro buontempone si e` divertito a ridurre il pavimento a grossi blocchi disomogenei, ricordi probabilmente di un muro finalmente caduto, ricordo che non si puo` non associare alla grande costruzione raffigurante una catena spezzata (sempre libera interpretazione, le guide continuano ad essere disprezzate tra me e Fabrizio!); di sfondo quella che per me e` l`emblema di questa citta`, la chiesa distrutta di San Guglielmo, distrutta da una bomba ne e` rimasta solo la facciata, l`antico e` stato sostituito con una costruzione dai tratti modernissimi, il nuovo che si impianta nel vecchio… suggestiva metallica protesi.

Everybody knows about many “touristable” places (we found a book concerning the most important 101 things to do before dying, and on the 72nd position there was “invent a new word which may be put in a dictionary”; so Andrea started, finding a new word per day, the same as the apples), but if you are flying over Berlin like in an aircraft, you will loose all the charming view.
It`s the common street, that street you don`t expect at all, the unsual place which strikes you.
In a city map there are a lot of bright spot shouting “Here you may find something to see, here you can”. So you start walking that direction, looking for that spot on the map, but turning you sight around you start experiencing something strange, that you didn`t expect before. It`s a matter of atmosphere. For example the shops: every a hundred metres, you find a shop with a typical Berliner bear in front of it. Each one with a different, peculiar look: so you start being accoustomed to the fact that you`re walking among mourning bears and transexual bears, bears which advise you about some kind of nice dress or fine perfume. For example the fountains: all different one from the others, all of them are able to make you think that you drank not a cola in your last glass, but on the contrary some cocaine… perhaps because you see some green water, just for a while, after blue or violet. And finally what about that crocodile in the water?!
When we wrap our chewed chewing-gums in their paper and throw them away in the rubbish bin, we realize that some artist did the same, though he was much less well-mannered than us: first because his wrapping is huge, second because he threw it on the tarmac, just in the middle of a square, and finally because in our wrapping there was only a chewing-gum, while the artist put everything he used in his life (actually the meaning of that sculpture is not this one for sure, but this is only the artist`s problem!).
Somewhere else another guy had fun by putting many disomogeneous parallelepipedal blocks on the ground, rememberings of a broken Wall, which is also evident in the sculpture of a broken chain (always a free interpretation, as we both disappreciate tourist guides!); on the background the symbol of this city, the ruin of the Kaiser Wilhelm Church, ruided by some bombing. Now only the front of this church stands, the ancient building has been replaced by an ultramodern building, the new inside the ancient… like an attractive steel prosthetics.

Copenaghen, 13/08/2005

13 Aug 2005 In: La via dei fiordi, Uncategorized


Copenaghen, una panchina qualunque nel centro della citta´.
Mi sono preso una pausa dal rumore della gente e dalla voce che fermenta nella zona pedonale; mi e´ bastato girare l´angolo e subito le musiche si sentono lontane e si incontra qualche persona forse danese che cammina… e´ molto difficile incontrarli i danesi nella zona pedonale brulicante di turisti: la lingua che si sente piu´ di frequente e´ l´italiano, forse perche´ mia la riconosco piu´ facilmente, forse semplicemente gli italiani sono piu´ chiaccheroni.
Ma come dice il saggio travestito da cabarettista contorsionista “A Copenaghen tutti parlano inglese”.
Il saggio qui ha molti travestimenti, ad un angolo parla italiano e mette i panni del disegnatore di mondi che non esistono, all´altro incanta i passanti con i suoi violini, nella piazza lo senti nei ritmi di due tamburi, per la via lo scorgi nel brindisi di due ubriaconi di passaggio.
Ogni tanto il saggio e´ triste, ogni tanto allegro, a volte lo incontri li´, fermo al semaforo che conta i secondi che restano al rosso. Prima o poi sara´ verde e si incamminera´ per il lato giusto del marciapiede. Di sicuro in direzione del porto.

København, a bench in the city center.
We`re taking a little rest from the noise of the crowd and from the voice coming from the pedestrian area; turning the corner was enough as for hearing the same music but now far away and it`s even possible to meet some Danish walking around… it`s difficult to find a real Danish through the pedestrian area, filled up with tourists: the most common language is the Italian, but perhaps only because it`s the language we understand better, or perhaps because Italians are very talkative after all.
An wise African contortionist says “Everybody in København speaks English”, and it`s true.
Here the wise shows many brilliant disguises: on one corner he speaks Italian and wears the dress of the painter of unreal worlds, on another corner he puts a spell on the passers-by by playing his violin, in the central square one may hear him in the rythm of a couple of drums, along the street one may see him in a toast between two runaway homelesses.
Sometimes the wise is sad, sometimes happy, sometimes you may find him standing before the semaforic light while counting down the seconds for the red light. But sooner or later the green will come and he will start walking along the right side of the pavement. For sure, heading to the harbour.

Stoccolma, 10/08/2005

10 Aug 2005 In: La via dei fiordi, Uncategorized

Alle 11 siamo entrati in biblioteca, ops no era un vagone della metropolitana; mi sono accorto che era una metropolitana perche´ si muoveva e una vocina annunciava di tanto in tanto la prossima fermata; per il resto nessuna differenza: tutti zitti ziti immersi nelle proprie letture, mica 2 o 3 persone un´intera metropolitana colma di gente!! Per adattamento all´ambiente io e Fabrizio ce ne stiamo in silenzio, sicuramente non faremo conoscenza qui sopra, e gia´ che ci sono tiro fuori il mio taccuino ed inizio a scrivere; in biblioteca si potra´ ben scrivere no? Previdente metto anche il cellulare in modalita´ silenziosa, non vorrei mai che squillasse ed una signorotta svedese se ne uscisse fuori con un “silenzio! non siamo mica in Italia!”, detto in svedese per giunta!
Quasi dimenticavo, oggi abbiamo anche assistito al primo miracolo dall´inizio di questo viaggio: uno scandinavo che non parla l´inglese. Fabrizio ha pero´ fatto subito notare che il soggetto in questione non era certo autoctono. Meno male! nessun credo di Fabrizio e´ venuto meno: tutti i veri scandinavi parlano perfettamente l´inglese, son tutti dei piccoli “prototipo di gagno” insomma.
Intanto ci siamo fatti bellamente prendere per il naso dal tempo. Dopo una splendida serata ed una notte torrenziale, tanto torrenziale che mi son svegliato con il culo bagnato (solo io ovviamente, Fabrizio dall´alto del suo megagalattico materassino gonfiabile aveva il fondoschiena degno di un Pampers: cosi´ asciutto che piu´ asciutto non si puo´) stamattina il cielo pareva decisamente benevolo; giusto il tempo di arrivare alla stazione centrale, scendere, contemplare l´acquazzone, risalire sulla metro in senso inverso e recuperare i k-way lasciati al campeggio; non c´e´ che dire, siamo due menti io e Fabrizio.

At 11 a.m. we stepped inside a library, well not exactly… it was a train of the underground system; we realized it was a metro because it was running and because a lovely woman`s voice was saying, from time to time, the name of the stations; but no difference otherwise: everybody in complete silence, all reading, not only 2 or 3 people, but all the crowded train!! We tried to accoustom oursleves to this intellectual environment, so we both sit in silence. We don`t have any chance to meet and chat to anybody on this train. Andrea, since he`s an experienced blogger, keeps off his note-book and starts to write; surely in a library we`re allowed to write, aren`t we?

We also switch our mobiles to the stand-by mode, because we wish to avoid disturbing some old Swedish women sitting nearby and we hope not to be said something like “Silence please! You`re not in Italy!”, of course in perfect Swedish!

Today we also witnessed the first miracle since the beginning of our trip: a Swede who couldn`t speak English at all. In any case I stressed to Andrea that the guy was indeed a foreigner and not a pure Swede, so luckily my faith about the fact that all Scandinavians speak a perfect English didn`t brak.

In the meanwhile we were fouled by the weather. After a wonderful warm and clear evening and a stormy night, so stormy that Andrea woke up today with his ass wet (of course mine was perfecly dry, since I used to sleep over a king size air mattress), this morning the sky looked really nice; we could barely get to the central station, get off the train, have a look to the hard rain outside, take the train back in the opposite direction, and take our waterproof wearings which we left in our tent at the camp site; we`re really genial, Andrea and me.

Who`s who?

8 Aug 2005 In: La via dei fiordi, Uncategorized


Some of our Polish friends complained that we didn`t post any photo of ourselves on this blog. So be happy!! Here you are… This is a best shot of Andrea and Fabrizio with some mystery. Who`s who?
A. Andrea on the left and Fabrizio on the right
B. The other way round

Bets are open. Answers with comments are welcome…

Autostrada per Trondheim, 8/08/2005

8 Aug 2005 In: La via dei fiordi, Uncategorized



Due giorni di immersione totale nella Norvegia piu´ vera, nella terra dei fiordi dove ogni cento chilometri si devono prendere almeno due battelli… una serie di insenature ed isolotti, uno dietro l´altro a cascata, che sembra non finire mai. I paesaggi ci rinuncio a descriverli, non sono un poeta abbastanza bravo. Ma parliamo di cose piu´ serie, l´urinatoio del campeggio di Vik ad esempio che esordisce con un fantastico cartello sopra la tazza “Courage, gentleman, come nearer it´s shorter that you think” (shorter era sottolineato anche nel cartello!!) oppure del paese di Vik, diventato nel dizionario Devoto-Oli versione Fabrizio-Andrea Andrea-Fabrizio sinonimo di DESERTO: tre case ed un pub, che paese e´? In Norvegia il mio quartiere sarebbe probabilmente sotto la voce Metropoli. E´ l´altra faccia della medaglia della natura selvaggia.
Il giorno dopo siamo stati pero´ piu´ fortunati, citta´ di Ålesund, questa volta le casette c´erano ed erano anche belle casette, peccato che mancasse la popolazione. Sicuramente colpa del vento, quella “leggera” e simpatica brezza nordica che abbassa la temperatura giusto giusto di una decina di gradi, decina piu´ decina meno. Comunque se capitate da queste parti Ålesung merita una visita per il porticciolo, la chiesetta e le scarpette di chissa´ chi appese ai fili dell´alta tensione, dov´e´ andata Cenerentola? A pescare la balena?
Intanto siamo arrivati a Trondheim, la seconda citta´ della Norvegia… giuro che mi metto a parlare con il primo canguro… ops renna, che incontro.

Two days of complete immersion in the true Norway, in the land of fjords where you have to take a couple of ferries just for covering a hundred kilometers or so… an endless series of inlets and micro islands, one after another. We give up describing the landscapes, since none of us is a good enough poet. On the contrary, we may talk about more serious subjects, for example the loo in the camping which we found in Vik. In there one may read a notice saying “Courage, gentleman, come nearer it´s shorter that you think” (and the word “shorter” was underlined!!). Otherwise, we can talk about the town of Vik, which has become, in our Andrea-Fabrizio Fabrizio-Andrea dictionary, a synonimous of DESERT. A couple of houses and a pub, is it a town? In Norwey, our living block in Torino would be called Metropolis, for sure. This is the other side of wild nature.
The day after we were more lucky in the city of Ålesund: this time we found some houses, nice houses indeed… pity that nobody seemed to be living there! It was the fault of the wind for sure, that “light” and fine northern breeze which is able to lower the temperature by some ten degrees. In any case if some of you happened to get there, Ålesund would deserve a look around, just because of the tiny pictoreque harbour, the small church and the pair of shoes that somebody hanged to the high voltage wires… Cinderella, where have you gone? Hunting the whale?
In the meanwhile we arrived to Trondheim, the second city in Norway…

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Il denaro e’ un’allucinazione collettiva — Manlio Sgalambro, Franco Battiato

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