riflessioni intime di pubblica inutilità
… stavolta proprio non ci siamo, la domanda è posta in maniera decisamente scorretta. Piuttosto la domanda sarebbe dovuta essere perché la Birmania sì e tutto il resto no? Perché malnutrizione, tubercolosi, malaria, Congo, Cecenia, Colombia, Ciad, Niger, Haiti, Angola, e ancora, e ancora, e ancora no? “Inutile chiedere”, ma comunque sia buona lettura.
ci siamo rifatti il look. STOP.
dettagli da rifinire. STOP.
commenti abilitati. STOP.
In fondo è un sacco di tempo che sogno una cosa così. Lezioni online su Youtube. I migliori insegnanti che condividono liberamente le proprie lezioni con tutti. Beh non è proprio così ma quasi.
Chi mi conosce sa che è un sogno di vecchia data perché è un po’ quello che abbiamo cercato di fare “invano” e “dall’esterno” con e-Socrates.org (chi sa cos’è? ecco appunto nessuno). Non ci siamo riusciti. Abbiamo sbagliato modello, marketing, tempi, piattaforma, un po’ tutto insomma.
Al di là di usare uno strumento innovativo come YouTube la bellezza sta nel non volersi chiudere a riccio, nel non voler “riservare” le proprie lezioni all’iscritto di turno ma di essere disposti ad aprirsi a chiunque abbia voglia di “ascoltare”. Ma d’altronde chi ha da perderci? La scuola? L’insegnante? Secondo me nessuno. Piuttosto, è una buona pubblicità a costi estremamente ridotti, giusto quelli necessari a far una ripresa con una qualsiasi telecamera entry level.
Chi sta facendo tutto questo, come ci informa TechCrunch ,è l’UC Berkeley. Per gli interessati il materiale è reperibile a questo indirizzo. Prima dell’Università della California altri Istituti Americani hanno dimostrato una simile apertura, anche se con forme diverse: si pensi al caso eclatante del MIT giusto per citare il più famoso.
E in Italia? Beh io di iniziative del genere non ne conosco, e per una volta sarei veramente felice di essere smentito! Chi sa qualcosa parli! In ogni caso è ora di darsi una mossa, magari copiando dal modello americano per una volta che ne vale la pena. Propongo di iniziare proprio dalla nostra “beneamata” Università degli Studi di Torino che anziché lanciarsi nella mirabolante acrobazia di creare il “villaggio locale boia chi legge” potrebbe pensare di aprire la propria piattaforma Moodle al mondo (e senza affidarsi solo al buon senso di qualche professore illuminato che decide di lasciare a casa i lucchetti).
Apprendo dal blog di Vittorio Pasteris che è uscita la nuove versione del Corriere, vabbè.
Ma è il commento che Marco Pratellesi lancia dalle pagine del Corriere stesso che fa “sorridere”:
“Tante le novità che potete vedere e tante quelle che verranno nei prossimi giorni. Prima fra tutte la possibilità di una maggiore interazione. Oggi più che mai, siete i nostri “padroni””
No, ma dai? Stiamo a scherzà?? I lettori i padroni del Corriere?? Ma il buon gusto dov’è finito?? Almeno una volta se non si poteva dire la verità sull’argomento “padrone” si evitava la menzogna sfacciata.
E probabilmente zitto zitto fa sorridere anche il Pasteris che introducendo il post con un “secondo Marco Pratellesi i lettori sono più che mai i lettori” sembra pensare “ma che sta a dì questo?!”
Due “racconti di giornata”, di quelli che ti rallegrano.
Il primo in diretta da Gennaro Carotenuto, che cita a sua volta New York Times e Washington Post, ci dà qualche dettaglio sui massacri operati dai Blackwater, mercenari privati al soldo di sua maestà Bush.
Il secondo, fonte ZNet, ancora più agghiacciante, è incentrato sulle brutalità dei militari Israeliani a Gaza. Da leggere anche questo, al netto di non essere deboli di stomaco. Per qualche strana ragione tecnica l’articolo non è raggiungibile dal sito ma solo tramite feed.
E il terrorismo di stato continua.
Ci sono fatti di per sé banali. Questo è un fatto banale ad esempio: i Radiohead permettono di scaricare il loro ultimo album ad un prezzo “fai da te”, il cliente decide quanto costa l’album, paga, scarica. E’ inutile che mi dilunghi, ne sta parlando tutta Internet.
Ho detto banale perché a ben vedere non si tratta che di un’altra forma di business, non è certo un’opera di beneficenza.
L’eccezionalità come tutti fanno notare sta nel fatto che potrebbe iniziare una nuova “era“, un nuovo modo di distribuire i contenuti che scavalca, finalmente, le major. Speriamo!
Per me il punto interessante di tutto questo discorso è però un altro. Appurato che distribuire direttamente i propri contenuti musicali ad un prezzo accessibile possa essere una nuova eccezionale forma di far soldi. Appurato che si potrebbe dare il la alla nuova era del post-luddismo-mediatico (dove Ned di cognome fa Sony, Emi e via dicendo). Appurato tutto ciò insomma, c’è speranza di trovarsi di fronte ad un nuovo caso in cui un’innovazione commerciale porta un beneficio diffuso per l’intera Società?
Tutto questo mi ricorda tanto il modello del software libero ed open source: un’esigenza etica -> una soluzione economicamente vantaggiosa -> un beneficio diffuso! Speriamo!
Un letto. Una sedia. Un asciugamano bagnato sullo schienale. Un rumore non lontano né vicino, attutito forse o soffocato. Un ricordo tamburo, feroce che bussa in testa giorno dopo giorno. Scene non viste, intuite e poi un giorno capite. In fondo è solo una questione di nudità, pensava.
- Tutto è iniziato perché stavo limonando con una mia amica sul divano. Ma niente di, che ti credi. Era solo per scherzo. Comunque sto tipo, sto Davide, si è preso bene e ha cercato di baciarmi.
- E tu?
- Be, io ero un po’ brilla. E poi un bacio ci sta sempre no? Solo che poi si è fatto insistente, ha provato a spingermi verso il bagno e mi chiedeva di andare a casa mia o a casa sua e io non è che ne avessi tanto voglia. E così gli ho detto di lasciar perdere che non era il caso.
- Brutto? Grasso?
- Ma no, non era brutto… un po’ bassino ma ci sarei anche stata. Ma gli approcci così non mi piacciono.
- E io che ti credevo in astinenza perenne! Sempre a lamentarti d’esser sola…
- Ecco, lo sapevo… Vedi che non capisci mai? Che c’entra? Una scopata è una scopata. Il problema non è scopare. Il problema è qualcuno che valga la pena di mettersi accanto.
Un rumore di serranda che si abbassa. E’ il segnale, è ora di andare! Via via! D’improvviso la calma diventa fretta e corrono i tavolini dentro la locanda e i boccali e i bicchieri e i piatti tutti in coda ragazzi, non spingete, non spingete, c’è posto per tutti là sulle mensole, che affanno, che folla è un continuo rumor di stoviglie, è un incessante vociar di mercato. E le sedie, le sedie, mica se ne stan lì a guardare, si scrollan di dosso i non più graditi ospiti che cascan a terra tra tonfi che sembra di sentir le mele cotte cadere, e se la dan lì a quattro gambe veloci, han da farsi rassettare loro e spolverar per la notte che viene, e il posto migliore da conquistar vicino a quel gran fico del bancone. Ed è un rumor che si dirada e si allontana ed è un attimo lento che non resta più niente, solo tovaglie pigre a volteggiar per aria alla ricerca d’ancor di Sole prima di una notte buia da cassetti, ma presto! è tempo, è tempo, la serranda sta per chiudere, e via a volar veloci nell’ultimo spigolo di luce in fondo in basso dietro la serranda che infin si abbassa e tocco il rumore sordo, a sancir che tutto, proprio tutto è finito.
I ragazzi coi culi ormai a terra s’alzano e se ne stan li’ sulla via. Lui l’accompagna alla bicicletta, la gonna nera e i sandali e quella puntura di zanzara là sul piede al pedale mentre si allontana.
La saluta con la mano, che sventola destra, sinistra, destra, sinistra.
Voi donne siete molto più precise. Ah è sicuro sai! Guarda come sei vestita tu ad esempio. Se mia moglie mi chiedesse com’era vestita Sara stasera le direi “Con un vestito nero”. Ma mica sarebbe una risposta soddisfacente sai? Voi donne badate molto di più ai particolari “Ma il vestito com’era fatto? Lungo o corto? Con le spalline o senza? E le scarpe? E le scarpe com’erano?” E ma io mica ci bado a queste cose, e poi non me le ricordo. E mica posso dire “non me lo ricordo cara”. Cazzo, non ci credono le donne che ste cose non te le ricordi. Ed è per questo che invento. E a furia di inventare le cose non stanno mica più in piedi sai?. Vestito nero coi sandali verde pistacchio. In inverno per giunta. E chi ci crede? E’ così che le cose diventano tutte un casino. Prendi il bar ad esempio. Io del bar mi ricordo che è rosso.
When I was a kid I used to pray every night for a new bicycle.
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Then I realised God doesn’t work that way, so I stole one and prayed for forgiveness.